Coppia e relazioni
C’eravamo tanto amati: quando l’amore finisce
Perché alcune storie si spengono, e che cosa resta da capire
di Innocenzo Fiore · Psicologo psicoterapeuta a Palermo
In breve
› Spesso un amore non finisce per un singolo errore, ma per conflitti che agivano in silenzio fin dall’inizio.
› Ripetizione, idealizzazione e alcune difese psichiche possono consumare il legame senza che ce ne accorgiamo.
› Capire che cosa è successo aiuta ad affrontare la fine e a non ripetere la stessa storia.
Una domanda che resta
Ti accorgi che non vi raccontate più la giornata. Che le discussioni finiscono sempre nello stesso punto. Oppure è l’altro a dirti, un giorno, che non ti ama più. E resta una domanda: c’eravamo tanto amati, perché ora è finita?
Quasi tutti, nella vita, conosciamo l’amore, in forme diverse. È un sentimento potente e complesso. Può durare tutta la vita. Ma a volte, nonostante le migliori intenzioni, finisce. La psicologia non offre una risposta unica. Offre però alcune chiavi per capire che cosa può consumare un legame, spesso senza che i due partner se ne accorgano.
Quando i conflitti inconsci erodono l’amore
All’inizio di una storia l’attrazione e l’innamoramento coprono molte cose. Tra queste ci sono i conflitti inconsci, cioè tensioni interiori di cui non siamo consapevoli. Col tempo, però, tendono a venire fuori.
Freud osservò che ognuno di noi ama secondo un modello che si è formato nei primi legami dell’infanzia. Nella cura chiamò transfert il riprodursi di questi modelli nel rapporto con l’analista. Qualcosa di simile accade anche in amore. Senza volerlo, possiamo vivere il partner come se fosse una figura del nostro passato, e riaprire con lui conflitti mai risolti.
Quando questi conflitti diventano troppo pesanti, nascono tensioni e delusioni. Poco a poco consumano il sentimento e mettono in crisi la coppia.
I fantasmi del passato
Freud chiamò coazione a ripetere la spinta inconscia a riprodurre nel presente esperienze dolorose del passato. Secondo lui si ripete al posto di ricordare: ciò che non può essere pensato viene rimesso in scena. Autori successivi hanno visto nella ripetizione anche un tentativo, quasi sempre vano, di arrivare questa volta a un finale diverso.
Per questo può capitare di scegliere partner che ci fanno rivivere dinamiche familiari dolorose, a volte distruttive. Quando succede, la coppia vive in un conflitto continuo. E il legame si indebolisce fino a spegnersi.
La fine di un’illusione
Nelle prime fasi dell’amore tendiamo a idealizzare la persona amata: vediamo in lei solo qualità, e non ciò che è davvero. Col tempo i suoi tratti reali vengono fuori, e può farsi strada la delusione.
Succede soprattutto quando il legame è nato da un bisogno inconscio: ottenere dall’altro ciò che ci è mancato da bambini. Nessun partner può colmare davvero quel vuoto. Quando questo diventa evidente nasce la rabbia. E si rivolge contro la persona che sembrava non riuscire a farci stare bene.
Intimità, autonomia e cambiamento
Un equilibrio delicato
Amare chiede un equilibrio delicato tra il desiderio di vicinanza e il bisogno di autonomia. Chi è cresciuto con un attaccamento insicuro, cioè senza poter contare su adulti stabili e disponibili, può faticare a trovarlo. Può aggrapparsi all’altro per paura di essere abbandonato. Oppure può tenerlo a distanza per paura di dipenderne. Entrambe le strade, a lungo andare, indeboliscono la relazione.
Crescere insieme, o crescere lontani
Nel corso della vita entrambi i partner cambiano. Se non riescono a crescere insieme, possono emergere differenze che non si riescono più a conciliare. A volte è proprio una maggiore consapevolezza di sé a portare qualcuno a rivedere i propri bisogni e desideri. E la relazione cambia di conseguenza.
Una relazione va curata
Una relazione chiede impegno, cura e attenzione costante. Conflitti mai risolti, poca comunicazione e la difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti possono portare alla fine dell’amore. Spesso dietro questi problemi c’è una difficoltà inconscia a tollerare emozioni come la frustrazione e la rabbia.
Le difese che allontanano
Per proteggerci dall’angoscia usiamo i meccanismi di difesa: modi automatici e inconsapevoli di tenere lontano ciò che ci fa male. Due di questi possono interferire molto con l’amore.
- La proiezione. Attribuiamo al partner aspetti di noi stessi che non riusciamo ad accettare.
- La scissione. Vediamo l’altro in modo estremo: tutto buono o tutto cattivo. Melanie Klein ha descritto come questo modo di vivere gli altri nasca nei primissimi mesi di vita.
In entrambi i casi è difficile vedere l’altro per com’è, con pregi e difetti insieme. E i conflitti non finiscono mai.
Capire perché un amore è finito non lo fa rinascere. Ma aiuta a non ripetere la stessa storia.
Elaborare la fine
Quando un amore finisce, non si perde solo una persona. Si perdono anche un progetto, delle abitudini, un’immagine di sé. Per questo la fine di una relazione somiglia a un lutto.
In Lutto e melanconia (1917) Freud descrisse il lavoro del lutto: un processo lento, in cui ci si separa a poco a poco da ciò che si è perduto. È un lavoro doloroso, ma necessario per tornare a investire affetti in nuovi legami.
Se questo lavoro si blocca, si può restare legati a ciò che è finito. Si torna sempre agli stessi ricordi, o si cerca nell’altro il colpevole di tutto. Oppure si ricomincia con una nuova persona, senza aver capito che cosa si era rotto.
Quando può servire un aiuto
Se senti che le tue relazioni seguono schemi che si ripetono, o se stai attraversando la fine di un amore, parlarne con uno specialista può aiutarti. Un percorso di psicoterapia psicoanalitica può aiutarti a capire meglio te stesso e il tuo modo di amare, e a vivere in modo più libero i legami futuri. Se la crisi riguarda ancora la coppia, si può pensare a una terapia di coppia. Se la separazione è già in corso, può servire un sostegno psicologico durante la separazione. Se senti che può esserti utile, puoi contattarmi per un primo colloquio.