Pensavo Fosse Amore…
Una riflessione sulla Differenza tra Innamoramento e Amore
di Innocenzo Fiore | Psicologo Psicoterapeuta

Amore e Complessità
Che cos’è l’amore? È una domanda che ci facciamo spesso e che, nel mio lavoro di psicoterapeuta e terapeuta di coppia, sento risuonare di continuo. Rispondere non è affatto semplice. L’amore è un’esperienza personale, diversa per ognuno di noi: qualcosa che sfugge alle definizioni rigide e che non si lascia ingabbiare in parole uguali per tutti. C’è però un punto fermo da cui tutto parte: l’essere umano non è fatto per la solitudine. Noi esistiamo davvero solo quando siamo in relazione con gli altri. È dalla nostra natura profonda, dalla predisposizione ad amare ed essere amati e dal bisogno intrinseco di legami, che scaturiscono tutti i nostri affetti, formando quella meravigliosa complessità di cui l’amore è parte indispensabile.
Oltre i fuochi d’artificio
Viviamo in un tempo in cui l’amore è raccontato ovunque — nei film, nelle canzoni, nelle serie TV — come un’emozione travolgente, un fuoco d’artificio che illumina il cielo e risolve ogni problema. Siamo abituati a pensare che l’amore sia solo quella scintilla lì: batticuore, notti insonni, l’idea che l’altro sia perfetto. Ma c’è un equivoco di fondo.
Quello che solitamente vediamo rappresentato o raccontato non è amore: è un’esperienza che lo precede anche se non sempre lo conclude: l’innamoramento. La parola stessa ce lo dice: è un “entrare” nell’amore. È una porta che si apre, una fase iniziale bellissima e necessaria, ma che per sua natura non dura per sempre. È il momento della magia, in cui l’altro ci sembra la risposta a tutte le nostre domande.
Il problema nasce quando pensiamo che, una volta che si sono affievoliti i fuochi d’artificio, sia finito tutto. In quel momento facciamo i conti con la perdita e la fine di una illusione e spesso ci convinciamo che se non c’è più quel brivido costante, allora non c’è più sentimento per l’altra o l’altro. E così, invece di restare e vedere cosa c’è dopo, molti scappano. Si riparte da capo, cercando un’altra scintilla, un altro inizio, trattando le persone un po’ come oggetti: si usano finché danno emozioni forti, e si cambiano quando la normalità prende il sopravvento.
Lo specchio magico
Perché l’inizio è così potente? Perché, in fondo, quando ci innamoriamo non vediamo davvero l’altra persona per quella che è. Vediamo quello che vorremmo vedere. L’altro diventa uno specchio magico che riflette la parte migliore di noi stessi. Ci sentiamo più belli, più forti, più capaci proprio perché qualcuno ci guarda con occhi pieni di meraviglia. Non è un errore della nostra mente, anzi: è un modo che ci serve per aprirci, per lasciar entrare qualcuno nella nostra vita.
Ma la magia, prima o poi, deve fare i conti con la realtà. Ad un certo punto, l’altro smette di essere un principe o una principessa e torna a essere una persona, con i suoi pregi ma anche difetti, le sue giornate si e quelle storte e le sue forze e fragilità. È qui che molti si sentono traditi (“non sei più quello di prima!”), mentre invece è proprio questo il momento in cui si può iniziare a costruire un legame dove l’innamoramento vira verso quel sentimento più profondo e stabile che è l’amore.
Perché la passione cambia (e meno male)
Anche il nostro corpo ci manda segnali precisi. Perché anche l’amore è un affetto incarnato. All’inizio siamo bombardati da un cocktail di energia pura: ci sentiamo instancabili, euforici, quasi “drogati” dalla presenza dell’altro. È la natura che ci dà una spinta fortissima per legarci a qualcuno. Ma potremmo vivere per sempre con il cuore a mille e senza dormire? Il nostro corpo non reggerebbe.
Dopo la tempesta, deve arrivare la quiete. La chimica dell’euforia lascia spazio alla chimica della sicurezza, della calma, dell’abbraccio. Non è un declassamento: è un’evoluzione. Passiamo dall’ansia di dover conquistare alla bellezza di potersi fidare. Il dramma per molti è che scambiano questa calma preziosa per noia. Siamo così abituati a cercare stimoli continui che la quiete ci spaventa, e scappiamo proprio quando le cose potrebbero diventare profonde.
Costruire invece di consumare
L’amore inizia, dunque, quando finisce l’innamoramento. Non è qualcosa che “capita” come l’innamoramento; è qualcosa che si sceglie di vivere e portare avanti. È svegliarsi la mattina e scegliere di nuovo la persona che hai accanto, anche se la conosci a memoria, anche se oggi è di cattivo umore.
Costruire l’amore è un lavoro artigianale. Si fa con i gesti piccoli, con la pazienza, imparando a litigare senza distruggersi, accettando che l’altro sia diverso da come lo avevamo immaginato.
L’amore è un sentimento “solido”, che non ha bisogno di scosse continue per stare in piedi, perché ha radici profonde. Richiede impegno, certo, ma restituisce qualcosa che l’innamoramento non può dare: la sensazione di essere a casa.
Non cercare la metà, cerca un compagno
C’è un vecchio mito che racconta che siamo “metà” in cerca della parte mancante per sentirci completi. È un’immagine romantica, ma pericolosa. Ci fa credere che l’altro debba riempire i nostri vuoti e salvarci dalle nostre insicurezze. Ma l’amore non è un incastro di bisogni: non è trovare qualcuno che ci completi, ma camminare accanto a qualcuno che ci aiuti a diventare noi stessi.

L’altro non è la nostra stampella. È un compagno o una compagna. Una parola antica e bellissima che deriva dal latino cum-panis: colui o colei con cui si condivide il pane. E il pane, nella storia dell’uomo, non è mai stato scontato: è il simbolo della fatica necessaria per ottenerlo.
Pensiamo, ad esempio, al film Amour di Michael Haneke (2012): un racconto spietato ma profondissimo, che mostra cosa significa essere davvero compagni fino alla fine, scegliendo di restare e prendersi cura dell’altro anche quando il corpo cede e la magia dell’innamoramento è lontana anni luce.
Ecco, amare è: nutrisi del pane che si è prodotto insieme, condividendo non solo la gioia del pasto, ma anche la fatica del cammino necessario per procurarselo. Significa vedere l’altro per quello che è: un essere umano imperfetto, proprio come noi, con cui scegliamo di affrontare la strada.
In conclusione
Capire la differenza tra innamoramento e amore è un passo necessario per smettere di vivere nell’illusione e soffrire inutilmente. L’emozione dell’inizio è, indubbiamente, bellissima, ma è solo l’invito alla festa, non la festa intera.
L’amore, pertanto, non è l’assenza di difficoltà o conflitti, ma la capacità di affrontarli e risolverli insieme. Solo così il legame smette di essere un momento e diventa una storia: non l’inseguimento di un ideale, ma la costruzione quotidiana di una relazione concreta.
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