Pensavo Fosse Amore

Anteprima articolo

Coppia e relazioni

Pensavo fosse amore: la differenza tra innamoramento e amore

Perché la passione dell’inizio si trasforma e come può nascere un legame stabile

di Innocenzo Fiore · Psicologo psicoterapeuta a Palermo

Innamoramento e amore: due fasi diverse del legame di coppia

In breve

› L’innamoramento è l’inizio, non ancora l’amore: per sua natura si attenua.

› Quando la magia finisce, molti scappano proprio quando il legame potrebbe diventare profondo.

› L’amore non si trova: si sceglie e si costruisce, giorno per giorno.

Amore e complessità

Che cos’è l’amore? È una domanda che ci facciamo spesso e che, nel mio lavoro di psicoterapeuta e terapeuta di coppia, sento risuonare di continuo. Rispondere non è affatto semplice. L’amore è un’esperienza personale, diversa per ognuno di noi: sfugge alle definizioni rigide e non si lascia chiudere in parole uguali per tutti.

C’è però un punto fermo da cui tutto parte: l’essere umano non è fatto per la solitudine. Esistiamo davvero solo quando siamo in relazione con gli altri. Siamo fatti per amare e per essere amati, e abbiamo un bisogno profondo di legami. Da qui nascono tutti i nostri affetti. L’amore è una parte indispensabile di questa complessità.

Oltre i fuochi d’artificio

Oggi l’amore è raccontato ovunque: nei film, nelle canzoni, nelle serie TV. Appare come un’emozione travolgente, un fuoco d’artificio che illumina il cielo e risolve ogni problema. Siamo abituati a pensare che l’amore sia solo quella scintilla: batticuore, notti insonni, l’idea che l’altro sia perfetto. Ma qui c’è un equivoco di fondo.

Quello che di solito vediamo raccontato non è ancora amore. È un’esperienza che spesso lo precede, ma non sempre conduce a esso: l’innamoramento. La parola stessa lo dice: è un “entrare” nell’amore. È una porta che si apre, una fase iniziale bellissima e necessaria, che per sua natura non dura per sempre. È il momento della magia, in cui l’altro ci sembra la risposta a tutte le nostre domande.

Illustrazione dell'innamoramento come fase iniziale della relazione

Il problema nasce quando pensiamo che, spenti i fuochi d’artificio, sia finito tutto. In quel momento facciamo i conti con la fine di un’illusione. E spesso ci convinciamo che, senza quel brivido costante, non ci sia più sentimento per l’altra o per l’altro. Così, invece di restare e vedere che cosa c’è dopo, molti scappano. Si riparte da capo in cerca di un’altra scintilla, di un altro inizio. E si finisce per trattare le persone un po’ come cose: si tengono finché danno emozioni forti, si cambiano quando arriva la normalità.

Lo specchio magico

Perché l’inizio è così potente? Perché, quando ci innamoriamo, non vediamo davvero l’altra persona per quella che è. Vediamo quello che vorremmo vedere. L’altro diventa uno specchio magico che riflette la parte migliore di noi. Ci sentiamo più belli, più forti, più capaci proprio perché qualcuno ci guarda con occhi pieni di meraviglia.

Lo sguardo psicoanalitico

La psicoanalisi ha descritto bene questo meccanismo. Freud osservava che nell’innamoramento l’altro prende il posto del nostro ideale dell’Io: l’immagine di ciò che vorremmo essere. Per questo l’amato ci appare perfetto, e per questo, accanto a lui o a lei, ci sentiamo migliori. Non è un errore della mente: è un modo per aprirci e lasciar entrare qualcuno nella nostra vita.

Ma la magia, prima o poi, deve fare i conti con la realtà. A un certo punto l’altro smette di essere un principe o una principessa e torna a essere una persona. Ha pregi e difetti, giornate sì e giornate storte, forze e fragilità. È qui che molti si sentono traditi (“non sei più quello di prima!”). Eppure è proprio questo il momento in cui si può cominciare a costruire un legame. L’innamoramento può allora trasformarsi in un sentimento più profondo e stabile: l’amore.

Perché la passione cambia (e meno male)

Anche il corpo ci manda segnali precisi, perché l’amore è un affetto incarnato, vissuto nel corpo oltre che nella mente. All’inizio siamo travolti da un’energia fortissima: ci sentiamo instancabili, euforici, quasi “drogati” dalla presenza dell’altro. È la natura che ci dà una spinta potente a legarci a qualcuno. Ma potremmo vivere per sempre con il cuore a mille e senza dormire? Il nostro corpo non reggerebbe.

Dopo la tempesta arriva la quiete. L’euforia lascia spazio alla sicurezza, alla calma, all’abbraccio. Non è un declassamento: è un’evoluzione. Si passa dall’ansia di dover conquistare alla possibilità di fidarsi. La teoria dell’attaccamento, sviluppata da John Bowlby, aiuta a capire questo passaggio: un legame maturo diventa una base sicura, un luogo da cui partire e a cui tornare. Il dramma, per molti, è scambiare questa calma preziosa per noia. Siamo così abituati agli stimoli continui che la quiete ci spaventa, e scappiamo proprio quando le cose potrebbero diventare profonde.

L’emozione dell’inizio è solo l’invito alla festa, non la festa intera.

Costruire invece di consumare

L’amore, dunque, può cominciare quando l’innamoramento si attenua. Non è qualcosa che “capita”, come l’innamoramento: è qualcosa che si sceglie di vivere e di portare avanti. È svegliarsi la mattina e scegliere di nuovo la persona che hai accanto, anche se la conosci a memoria, anche se oggi è di cattivo umore.

Costruire l’amore è un lavoro artigianale. Si fa con i piccoli gesti, con la pazienza, imparando a litigare senza distruggersi, accettando che l’altro sia diverso da come lo avevamo immaginato.

L’amore è un sentimento solido: non ha bisogno di scosse continue per stare in piedi, perché ha radici profonde. Richiede impegno, certo, ma restituisce qualcosa che l’innamoramento non può dare: la sensazione di essere a casa.

Non cercare la metà, cerca un compagno

Nel Simposio di Platone, Aristofane racconta un mito: un tempo gli esseri umani erano interi, poi furono divisi in due, e da allora ogni metà cerca quella mancante per sentirsi completa. È un’immagine romantica, ma pericolosa. Ci fa credere che l’altro debba riempire i nostri vuoti e salvarci dalle nostre insicurezze. L’amore però non è un incastro di bisogni: non è trovare qualcuno che ci completi, ma camminare accanto a qualcuno che ci aiuti a diventare noi stessi.

Illustrazione dell'amore come cammino condiviso tra due compagni

L’altro non è la nostra stampella. È un compagno o una compagna: una parola antica e bellissima che deriva dal latino cum panis, colui o colei con cui si condivide il pane. E il pane, nella storia dell’umanità, non è mai stato scontato: è il simbolo della fatica necessaria per ottenerlo.

Pensiamo al film Amour di Michael Haneke (2012). È un racconto spietato ma profondissimo, che mostra che cosa significa essere davvero compagni fino alla fine. I due protagonisti scelgono di restare e di prendersi cura l’uno dell’altra, anche quando il corpo cede e la magia dell’innamoramento è lontana anni luce.

Ecco, amare è nutrirsi del pane prodotto insieme, condividendo non solo la gioia del pasto, ma anche la fatica del cammino necessario per procurarselo. Significa vedere l’altro per quello che è: un essere umano imperfetto, proprio come noi, con cui scegliamo di affrontare la strada.

In conclusione

Capire la differenza tra innamoramento e amore aiuta a non restare prigionieri di un’illusione e a non soffrire inutilmente. L’emozione dell’inizio è bellissima, ma è solo l’invito alla festa, non la festa intera.

L’amore non è l’assenza di difficoltà o di conflitti, ma la capacità di affrontarli insieme. Solo così il legame smette di essere un momento e diventa una storia: non l’inseguimento di un ideale, ma la costruzione quotidiana di una relazione concreta.

Quando può servire un aiuto

A volte la fine dell’innamoramento è vissuta come una perdita difficile da sostenere. La coppia si allontana, i conflitti si ripetono. Oppure ci si accorge di passare da una relazione all’altra senza riuscire a restare. In questi casi parlarne con uno specialista può aiutare a capire che cosa si sta ripetendo. Un percorso di terapia di coppia, o un lavoro individuale, offre uno spazio per guardare il legame da vicino. Se senti che può esserti utile, puoi contattarmi per un primo colloquio.